Ancora una piazza. Ancora tutti uguali. Questa volta senza vessilli di
partito e di fazioni, ma tutti uniti. Uguali. Uniformi. Sotto il
tricolore! Cui si presta giuramento e si rimane fedeli. Per tutta una
vita. E oltre. Fino a vederlo avvolgere quelle quattro tavole di legno
che lo stato baratta con uno stipendio. Offrendo vantaggi qualora figli e
parenti volessero intraprendere la stessa strada. E forse la stessa
fine.
Evitate di chiamarla divisa perché giacca, pantalone, basco,
berretto e anfibi non dividono proprio nulla, ma uniscono, uniformano
appunto. Da Trieste a Palermo. Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza,
Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria: tutti uguali. Tutti verde
bianco e rosso. Militari e civili. Perché ieri in Piazza Montecitorio si
è scesi per manifestare malessere personale e professionale. Spesso,
troppo, sfociato in conseguenze tragiche personali. Ma di cui tutti si
limitano a raccontarne solo la cronaca.
Nella stessa piazza dove il
benemerito maresciallo dell'Arma Giuseppe Giangrande non ha esitato a
farsi ficcare delle pallottole in corpo da un esagitato e una pure nella
spina dorsale che l'ha costretto per sempre sulla carrozzella, in virtù
di un giuramento, per la difesa di coloro che, invisi al popolo,
difendono solo la loro seduta sulla poltrona. Gli stessi che per questi
Servitori dello stato dall'alto della loro poltrona non muovono un dito.
Non sentono. Non vedono. Non parlano. Non pensano. Se ne fregano.
Disarmiamoli, tagloamoli,mandiamoli male equipaggiati, inquisiamoli,
processiamoli. Tanto sono condannati dalla mancanza di regole di
ingaggio. Sono condannati se osano sparare o persino usare le manette.
Strumenti di coercizione. Inutili. Sono loro stessi ammanettati. Da
quelle leggi uguali per tutti che tentano solo di far rispettare.
Emanate da coloro secondo cui il poco è troppo, ma che quando si tratta
di loro non disdegnano auto blindate, corazzate, colonne di auto,
guardia del corpo, corpo di guardia, sofistocate tecnologie e armi di
precisione che fanno meno paura di quanto un anfibio di un assetto
antisommossa possa fare ad un giornalista caduto in una fase di
guerriglia civile perché gli antitutto vorrebbero impedire la libera
espressione di parola in un pubblico luogo.
Unità di una forza
pubblica bistrattata divenuta squadra di forza di un privato, d'élite
usata finanche per mettere in ammollo le chiappe arrepecchiate e
incartapecorite di chi da troppi anni è abituato solo al velluto.
Insieme alle Uniformi ieri in piazza tanti cittadini comuni a loro grati
per il lavoro usurante e sottopagato e che si vergognano perché è
diventata normale un'aggressione, non grave uno sputo, lavorare senza
mezzi, con strumentazioni obsolete e sott'organico. Per difendere chi li
difende.
Una piazza dove non ci si conta, in cui non si misura il
consenso popolare, una piazza non volta all'utile come abitudine di
certi inquilini - persino abusivi - di Palazzo. Spesso loro diretti
datori di lavoro.
Una Piazza composta e rumorosa cui i servi di
regime hanno dovuto togliere voce. Aumentandola. Su cui è dovuto calare
un eloquente silenzio di insopportabile malessere che ha raggiunto
l'apice toccando il fondo. Lo stesso silenzio assordante che è seguito
alla morte di Pierluigi Rotta e Matteo Demengo, a quello tombale di
Mario Cerciello Rega ancora caldo nonostante a 30 anni sia già sotto due
metri di terra, a quello di ogni altro destinarario di funerali di
Stato, passerella istituzionale e cordoglio tanto dovuto quanto finto.
Lo stesso silenzio omertoso che costringe capitano Ultimo, l'uomo
simbolo della lotta alla mafia, colui che ha arrestato Totò Riina,
l'erede del generale Dalla Chiesa, il braccio operativo di Falcone e
Borsellino a girare senza scorta, ancora una volta, a rinunciare alla
propria identità imbavagliandola col mephisto e affollando le aule
giudiziarie. Premio ed aule da dividersi con Bruno Contrada, altro
servitore ben ricompensato e preferito. In attesa solo di celebrare
altri funerali di Stato.
Tony Fabrizio II
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mercoledì 30 ottobre 2019
Von Der Leyen in Italia tasta l’esecutivo in vista di un Draghi “di scopo”
Il presidente della Commissione Europea Ursula von Der Leyen sembra essere venuta in Italia più per tastare il polso a questo esecutivo di contratto che per una visita di cortesia o per una colazione a Palazzo Chigi.
Mentre, infatti, propone, senza dettagli, nuove criteri di ripartizione circa l’accoglienza dei migranti e le conseguenti richieste di asilo fino ad arrivare a promettere la modifica del trattato di Dublino, che, però, deve essere approvato all’unanimità dal Parlamento europeo quindi, esprime solidarietà all’Italia, alla Grecia e alla Spagna. Ricordando, sottolineando, che a causa della loro posizione geografica, ob torto collo sono i primi porti di accoglienza.
Parole pronunciate subito dopo la situazione di stallo conclusasi con conseguente sbarco dalla Gregoretti, visto l’imminente arrivo della Alan Kurdi, nave ONG tedesca battente bandiera spagnola che punta verso il porto di Lampedusa e che ha prodotto le dichiarazioni/reazioni del Governo spagnolo che, con un tempismo ai limiti della casualità, fa sapere di non aver autorizzato alcuna operazione di soccorso. Mentre la Germania corregge il tiro e detta altre condizioni: si dice disponibile all’accoglienza di una parte dei profughi imbarcati-già-sbarcati sulla Gregoretti previo attracco in Italia della successiva Alan Kurdi.
Come a dire che sta ferma un giro che non è una penalità!
Il Presidente ci ricorda altresì che entro il 26 agosto bisogna esprimere un nome che andrà ad occupare una poltrona della Commissione Europea. Mentre Conte auspica un portafoglio di peso e la nuova eletta ricorda che è nelle sue facoltà rifiutare il nominativo qualora non lo ritenga all’altezza del compito da svolgere, si apre una nuova falla nella alleanza di governo gialloverde: la Lega esprime una rosa di tre candidati. Ritirato il nome di Giorgetti, presenta come papabili i fedelissimi Centinaio, Garavaglia e la Bongiorno che, dal canto loro, non sembrano guardare molto entusiasticamente alla carica di Bruxelles, preferendo avere le mani libere per un eventuale rimpasto.
Forte di rimarcazione che evidenzia le quote rosa e in ossequio all’istituzionale amicizia, spunta il nome del ministro della Difesa (dell’inclusione e del pacifismo) Elisabetta Trenta. Che in un eventuale e millantato (ma mai ufficialmente richiesto rimpasto di governo) potrebbe addirittura volare a Bruxelles. Mossa a doppio taglio per i grillini che potrebbero essere criticati e paragonati agli euroburocrati di Bruxelles dalla Lega che – a questo punto – pretenderebbero di occupare con il leghista Raffaele Volpi il dicastero di via XX Settembre.
DiMa sceglie di essere cauto ed adotta la strategia dell’attendismo, dando così la precedenza nella scelta al partito di via Bellerio essendo il partito vincitore dell’ultima tornata elettorale in questione.
Meglio, dunque, evitare lo scontro (ponte Morandi, Flat tax, riforma della giustizia, autonomia regionale) ed attendere che si plachi la tempesta chiedendo solo di voler governare. Magari in autunno… quando Mario Draghi sarà libero da ogni vincolo europeo e Mattarella potrebbe proporgli la guida di un esecutivo di transizione (previa nomina a senatore a vita). Sul nome del(l’ex) governatore della BCE vi è il parere favorevole anche Silvio Berlusconi orfano ormai di Carfagna, di Toti e che potrebbe votarsi al Nazareno
Certi che al Quirinale stanno già misurando la temperatura “popolare”, anche se estiva.
https://www.camposud.it/2019/08/von-der-leyen-in-italia-tasta-lesecutivo-in-vista-di-un-draghi-di-scopo/
Salvini: la crisi per sfuggire alla trappola contro l’Italia
La crisi provocata da Matteo Salvini è una scelta obbligata quanto l’unica percorribile nonché ponderata.
Il Vicepremier e Ministro dell’Interno, dopo aver incassato i “tanti no” dai cofirmatari del contratto di governo, passando per i molteplici bastoni messi tra le gambe atti solo a screditare il suo operato che ha acuito sempre più le distanze tra loro, si è visto sempre più isolato dopo il voto (decisivo) ad Ursula Van der Leyen alla detenzione del potere Ue nonché dal silenzio (eloquente) sulla vicenda Rubligate
Il Vicepremier e Ministro dell’Interno, dopo aver incassato i “tanti no” dai cofirmatari del contratto di governo, passando per i molteplici bastoni messi tra le gambe atti solo a screditare il suo operato che ha acuito sempre più le distanze tra loro, si è visto sempre più isolato dopo il voto (decisivo) ad Ursula Van der Leyen alla detenzione del potere Ue nonché dal silenzio (eloquente) sulla vicenda Rubligate
Ai danni di quest’ultimo è
stata ordita una vera e propria trappola. Politica. Mediatica.
Giudiziaria. A livello europeo. Perché Salvini non è controllabile, non
ha un “burattinaio” che il Superpotere può controllare (Giorgetti è
fedele e lealE nei confronti di Salvini) ed il suo consenso è cresciuto
in maniera esponenziale e inversamente proporzionale nel tempo.
Crisi scatenata a ridosso del
Ferragosto, con cronisti impreparati costretti a rincorrere la notizia e
lui che richiama i parlamentari “a lavorare” in un periodo in cui tutti
sono in ferie. In questo momento Salvini ha tutti contro: ha contro
Grillo che salì sul Britannia e deve riconoscenza a quell’establishment,
ha contro anche Renzi, a cui quegli stessi ambienti hanno fatto la
promessa di dargli una (altra) chance per tornare in campo, se riuscirà a
evitare le elezioni e Zingaretti è un altro agnello sacrificale, come
Salvini.
La partita è ancora
apertissima se si tiene conto che Mattarella è notoriamente contrario
alle elezioni anticipate e l’espediente decisivo per evitarle è quello
architettato da Di Maio: taglio dei parlamentari che richiederebbe un
iter di almeno 8 mesi e quindi comporterebbe la costituzione di un
governo “istituzionale” il cui candidato naturale sembrerebbe essere
Giuseppe Conte. Se, invece, lo spread (?) dovesse precipitare, potrebbe
emergere un governo più “tecnico”, fatalmente affidato a Mario Draghi: a
quel punto il governo durerebbe ben più di 8 mesi, dopodiché Draghi
finirebbe al Quirinale: prima premier e poi presidente, come l’altro
“banchiere” centrale Carlo Azeglio Ciampi.
Che già “manovrano” spread, esercizio provvisorio e Iva al 25%. Ed in tale contesto si deve ancOra esprimere il candidato alla carica di commissario europeo per l’Italia.
Che già “manovrano” spread, esercizio provvisorio e Iva al 25%. Ed in tale contesto si deve ancOra esprimere il candidato alla carica di commissario europeo per l’Italia.
C’è puzza di finti salvatori
della Patria: inciucio Pd-5Stelle, accordo interno Renzi-Zingaretti ed
ipotesi di coinvolgimento di Draghi per “indebolire” Berlusconi visto
l’avvicinamento delle ultime ore al naturale alleato.
La sola via d’uscita (vincente) sembra dunque essere quella intrapresa da Salvini: battere tutti sul tempo. E che tutti siano stati colti di sorpresa lo testimoniano il silenzio di Francia e Germania.
Questo è il piano di Salvini per la salvezza della Nazione. Solo gli Italiani se vogliono “salvarsi” debbono “salvare” il capitano che il potere Ue vuole “morto”. E i servitori nostrani, da Grillo a Renzi, sono pronti a servirlo su un piatto d’argento.
https://www.camposud.it/2019/08/salvini-la-crisi-per-sfuggire-alla-trappola-contro-litalia/
La sola via d’uscita (vincente) sembra dunque essere quella intrapresa da Salvini: battere tutti sul tempo. E che tutti siano stati colti di sorpresa lo testimoniano il silenzio di Francia e Germania.
Questo è il piano di Salvini per la salvezza della Nazione. Solo gli Italiani se vogliono “salvarsi” debbono “salvare” il capitano che il potere Ue vuole “morto”. E i servitori nostrani, da Grillo a Renzi, sono pronti a servirlo su un piatto d’argento.
https://www.camposud.it/2019/08/salvini-la-crisi-per-sfuggire-alla-trappola-contro-litalia/
La Taiga Siberiana che brucia non è un argomento da copertina
Ricordate
le immagini di Notre Dame in fiamme? Giustamente se ne è parlato per
giorni e giorni. Avete visto le immagini della taiga siberiana in
fiamme? Poche, pochissime. Ne avete sentito parlare? Ancora meno.
Eppure la Siberia brucia da mesi e da mesi è in atto la distruzione non solo dell’habitat autoctono (popolazione, flora e fauna) ma anche della ricchezza locale. Il legno delle sue foreste è così pregiato tanto da essere ribattezzato “oro giallo” dai Cinesi, primari clienti. Dramma che non appartiene solo alla Siberia, alla Russia bensì al mondo intero poiché la taiga è uno degli ultimi (pochi) polmoni verdi rimasti sulla Terra.
Che, se non sono distrutti per mano dell’uomo, questa non ha contribuito certamente a non esserne complice. Anche con le scie chimiche che aiutano il carbonio sprigionato dagli incendi ad alzare la temperatura e a propagarsi per migliaia di chilometri. Non a caso in Groenlandia, nel circolo polare artico, è in atto un pericoloso scioglimento dei ghiacciai. Fotografato (e sopra-visionato) anche dallo spazio da Luca Parmitano. Astronauta militare.
Non è un caso che non se ne parli (ancora) o forse non se ne deve parlare: il legno della taiga è diventato una vera e propria ricchezza. Anche per chi non lo compra. Quindi per chi incendia per non farlo comprare. Per impoverire. Per isolare. Nell’esportazione e nell’importazione (si vedano le sanzioni alla Russia e lo scandalo Russiagate a minare i rapporti di Italia e Russia, nostro primario acquirente).
L’uomo vuole essere sempre più “controllore e dominatore” dei luoghi, delle popolazioni, delle loro economie e dell’ecosistema. Dunque, attraverso alluvioni, siccità, catastrofi naturali quali tsunami, o se volete maremoti, approfitta per modificare tutto l’ecosistema a proprio uso e consumo. Quindi ricchezza, povertà e conseguenti flussi migratori. Se non bastava la clonazione, l’utero in affitto ed ogni altra manomissione del ciclo naturale della vita, l’uomo vuole abbandonare il suo essere creatura per diventare a sua volta creatore. Piegando il mondo al suo esclusivo interesse.
Nonostante sia in atto una vera e propria guerra climatica non troverete nessuna Greta a manifestare. In Siberia. Forse perché le scuole sono chiuse o perché la foresta non brucia solo di venerdì. Non troverete nessuna Carola ad armarsi di nave, battello o zattera per andare a soccorrere e a portare aiuti alle popolazioni locali, nonostante la Siberia abbia un mare abbastanza grande e sicuro per l’approdo. Troverete, però, Olga, loro omologa, che protesta per le ingiustizie, ma viene incarcerata. Olga che viene portata via con la forza dai militari russi. Gli stessi che però poi acconsentono a fare da sfondo in una fotografia che ritrae la nuova eroina seduta a gambe incrociate a leggere (loro) la Costituzione.
Guerra climatica che non è affatto un argomento sconosciuto visto che da anni un generale dell’Esercito Italiano, il dottor Fabio Mini, attraverso la sua lunga esperienza acquisita in Italia e all’estero, divulgata per mezzo di dibattiti, conferenze e libri, sta tentando di darci informazioni preziosissime per la salvaguardia del nostro pianeta.
Le sperimentazioni non sono ferme alla bomba atomica e le guerre non si combattono più con le armi da fuoco, ma i nuovi soldati, prezzolati e mercenari, sono le Greta, sono le Carola, sono le Olga. Costoro hanno il compito “unico” di essere avatar, influencer, in ossequio al politically correct, solo secondo il pre-ordinato pensiero. Quello unico. Quello prestabilito. Quello da imporre. E a cui non ci stanno facendo interessare, ma ci fanno solo subire questo “spettacolo distruttivo”. Tutto questo non è fantascienza, non è fantasia e noi stiamo rischiando di essere solo degli spettatori. Molto molto passivi.https://www.camposud.it/2019/08/la-taiga-siberiana-che-brucia-non-e-un-argomento-da-copertina/
Eppure la Siberia brucia da mesi e da mesi è in atto la distruzione non solo dell’habitat autoctono (popolazione, flora e fauna) ma anche della ricchezza locale. Il legno delle sue foreste è così pregiato tanto da essere ribattezzato “oro giallo” dai Cinesi, primari clienti. Dramma che non appartiene solo alla Siberia, alla Russia bensì al mondo intero poiché la taiga è uno degli ultimi (pochi) polmoni verdi rimasti sulla Terra.
Che, se non sono distrutti per mano dell’uomo, questa non ha contribuito certamente a non esserne complice. Anche con le scie chimiche che aiutano il carbonio sprigionato dagli incendi ad alzare la temperatura e a propagarsi per migliaia di chilometri. Non a caso in Groenlandia, nel circolo polare artico, è in atto un pericoloso scioglimento dei ghiacciai. Fotografato (e sopra-visionato) anche dallo spazio da Luca Parmitano. Astronauta militare.
Non è un caso che non se ne parli (ancora) o forse non se ne deve parlare: il legno della taiga è diventato una vera e propria ricchezza. Anche per chi non lo compra. Quindi per chi incendia per non farlo comprare. Per impoverire. Per isolare. Nell’esportazione e nell’importazione (si vedano le sanzioni alla Russia e lo scandalo Russiagate a minare i rapporti di Italia e Russia, nostro primario acquirente).
L’uomo vuole essere sempre più “controllore e dominatore” dei luoghi, delle popolazioni, delle loro economie e dell’ecosistema. Dunque, attraverso alluvioni, siccità, catastrofi naturali quali tsunami, o se volete maremoti, approfitta per modificare tutto l’ecosistema a proprio uso e consumo. Quindi ricchezza, povertà e conseguenti flussi migratori. Se non bastava la clonazione, l’utero in affitto ed ogni altra manomissione del ciclo naturale della vita, l’uomo vuole abbandonare il suo essere creatura per diventare a sua volta creatore. Piegando il mondo al suo esclusivo interesse.
Nonostante sia in atto una vera e propria guerra climatica non troverete nessuna Greta a manifestare. In Siberia. Forse perché le scuole sono chiuse o perché la foresta non brucia solo di venerdì. Non troverete nessuna Carola ad armarsi di nave, battello o zattera per andare a soccorrere e a portare aiuti alle popolazioni locali, nonostante la Siberia abbia un mare abbastanza grande e sicuro per l’approdo. Troverete, però, Olga, loro omologa, che protesta per le ingiustizie, ma viene incarcerata. Olga che viene portata via con la forza dai militari russi. Gli stessi che però poi acconsentono a fare da sfondo in una fotografia che ritrae la nuova eroina seduta a gambe incrociate a leggere (loro) la Costituzione.
Guerra climatica che non è affatto un argomento sconosciuto visto che da anni un generale dell’Esercito Italiano, il dottor Fabio Mini, attraverso la sua lunga esperienza acquisita in Italia e all’estero, divulgata per mezzo di dibattiti, conferenze e libri, sta tentando di darci informazioni preziosissime per la salvaguardia del nostro pianeta.
Le sperimentazioni non sono ferme alla bomba atomica e le guerre non si combattono più con le armi da fuoco, ma i nuovi soldati, prezzolati e mercenari, sono le Greta, sono le Carola, sono le Olga. Costoro hanno il compito “unico” di essere avatar, influencer, in ossequio al politically correct, solo secondo il pre-ordinato pensiero. Quello unico. Quello prestabilito. Quello da imporre. E a cui non ci stanno facendo interessare, ma ci fanno solo subire questo “spettacolo distruttivo”. Tutto questo non è fantascienza, non è fantasia e noi stiamo rischiando di essere solo degli spettatori. Molto molto passivi.https://www.camposud.it/2019/08/la-taiga-siberiana-che-brucia-non-e-un-argomento-da-copertina/
Fino a martedì tutto è possibile
Mattarella
procrastina. Fumata nera al Quirinale dove il Presidente della
Repubblica aggiorna la seduta a martedì 27 (san Paganino) quando, si
spera, i partiti abbiano trovato maggiore intesa per dare vita ad una
nuova legislatura.
Rinvio che, di fatto, certifica la
supremazia delle Destre qualora si andasse al voto. E di fatti si evita.
Almeno si tenta fino a martedì. Quando ogni scenario sarà ancora
possibile. Il MoVimento 5 stelle, infatti, strizza l’occhio a Salvini
seppur sotto i baffi e con il muso lungo, ma non disdegna di aprire
contemporaneamente anche al pd, il partito fino a ieri odiato a sangue,
ma necessario per la salvaguardia delle poltrone del mandato zero. Poco
importa se i punti sono 10 o sono 5, se bisogna rinunciare a Conte, come
dice il segretario Zingaretti, o se si lavora per “intestarsi” la
trattativa, come vorrebbe Renzi il resuscitato. Poco importa se i
parlamentari sono da tagliare o no, l’importante è salvare almeno quelli
in carica. Con lo stesso Pd, diviso a sua volta al suo interno tra
favorevoli e contrari al patto della poltrona e tra chi minaccia di
fuoriuscire dalla formazione; anche questo è possibile fino a martedì.
Magari si potrebbe dare vita ad una unione proprio dei fuoriusciti
capeggiati da Paragone, grillino contrario all’accordo col Pd e Calenda,
pdino contrario all’accordo con le 5 stelle.
Sembra impossibile, però, fino a martedì, ricorrere alla piattaforma Rosseau che in questo momento di disorientamento sarebbe la “sola” cosa pentastellata da fare. Ipotesi complicata dato che ora i deputati 5 stelle pare vogliano pensare prima a se stessi. Ma fino a martedì tutto è possibile.
Salvini, per senso di responsabilità o strategia, l’ennesima atta a confondere Di Maio & soci, vorrebbe godersi il successo elettorale in solitaria, ma tendendo una mano agli ex alleati che dovrebbero essere “rimpastati” e contare per quanto valgono. Tuttavia potrebbe dare vita ad un governo sovranista con le altre forze del centro-destra, ma solo dopo aver corso da solo la tornata elettorale. Solo se si ricorresse alla democratica consultazione del parere del popolo. Consuetudine che appare “usanza fascista” a detta di quei democratici che ad ogni costo vogliono evitare di ricorrere al popolo. Almeno fino a martedì quando tutto sarà possibile.
https://www.camposud.it/2019/08/fino-a-martedi-tutto-e-possibile/
Sembra impossibile, però, fino a martedì, ricorrere alla piattaforma Rosseau che in questo momento di disorientamento sarebbe la “sola” cosa pentastellata da fare. Ipotesi complicata dato che ora i deputati 5 stelle pare vogliano pensare prima a se stessi. Ma fino a martedì tutto è possibile.
Salvini, per senso di responsabilità o strategia, l’ennesima atta a confondere Di Maio & soci, vorrebbe godersi il successo elettorale in solitaria, ma tendendo una mano agli ex alleati che dovrebbero essere “rimpastati” e contare per quanto valgono. Tuttavia potrebbe dare vita ad un governo sovranista con le altre forze del centro-destra, ma solo dopo aver corso da solo la tornata elettorale. Solo se si ricorresse alla democratica consultazione del parere del popolo. Consuetudine che appare “usanza fascista” a detta di quei democratici che ad ogni costo vogliono evitare di ricorrere al popolo. Almeno fino a martedì quando tutto sarà possibile.
https://www.camposud.it/2019/08/fino-a-martedi-tutto-e-possibile/
Niente libere elezioni: ce lo dice l’Europa
Il
temporeggiare, dopo la prima fase di consultazioni, del Presidente
della Repubblica Sergio Mattarella è stato un esplicito invito, una
speranza, l’ultimo strenuo tentativo di evitare il voto. Perché le
elezioni le chiede Matteo Salvini e Salvini e la Lega le elezioni le
vincerebbero. Non da meno, Salvini e la Lega a Palazzo Chigi sarebbero
sgraditi all’Europa, la stessa Europa di Ursula Van der Leyen non votata
da Salvini, ma sostenuta (in maniera decisiva) da 5 Stelle e Pd. Che
debbono ob torto collo ricorrere anche all’impossibile affinché trovino
un accordo per governare. O meglio, per non far governare Salvini.
Non è solo una questione di “simpatica – antipatia” del capo del Quirinale nei confronti del leader del Carroccio, ma lo “impone” la modifica della Costituzione apportata nel 2011, nel segno dell’Europa, dall’eurobbediente prof. Mario Monti, altro Premier mai votato. E Mattarella, oltre ad essere un Costituzionalista, è stato un manifesto sostenitore della composizione del governo Conte con espresso dovere di fedeltà al governo Ue.
Grazie agli articoli 81 e 97 della nostra Costituzione, poi, gli organi Ue sono difatti parte integrante del nostro indirizzo politico.
Per indire nuove elezioni, già oggi il Presidente Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere, dunque dovranno trascorrere almeno 60 giorni per la prima data utile per il voto. Si arriverebbe così ad Ottobre, tempo di bilancio, tempo in cui il governo nazionale – per Costituzione- è subordinato alle direttive impartite dalla Ue. Dunque ogni decisione istituzionale deve essere improntata verso una soluzione che abbia almeno la fiducia di Bruxelles: inciuci, trattative, accordi vari sono solo messe in scena di contorno.
Mattarella ha l’arduo compito di coniugare questi “benedetti” articoli 87 e 91 per farli aderire il più possibile alla volontà di Bruxelles senza dimenticare il popolo italiano. Che in casa sua è comandato da altri con il proprio consenso.
Con buona pace di Salvini, che ha citato Cicerone in Senato: “La libertà non consiste nell’avere un padrone giusto, ma nel non averne alcuno”.
È lo scotto che paghiamo per la mancata attenta vigilanza delle classi dirigenti che si sono finora succedute affinché i trattati europei non permeassero troppo nel nostro dettato costituzionale fino a modificarlo. A stravolgerlo. Ad annullarlo. E che solo un personaggio scomodo e non governabile da Bruxelles (come Salvini) potrebbe porre rimedio. Lo stesso dettato costituzionale che al primo posto dei principi fondamentali recita “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nei modi e nelle forme stabilite dalla Costitizione”. Ovvero attraverso le libere elezioni. Che sceglierebbero Salvini, volontà del popolo italiano, ma non del potere di Bruxelles.
Non è solo una questione di “simpatica – antipatia” del capo del Quirinale nei confronti del leader del Carroccio, ma lo “impone” la modifica della Costituzione apportata nel 2011, nel segno dell’Europa, dall’eurobbediente prof. Mario Monti, altro Premier mai votato. E Mattarella, oltre ad essere un Costituzionalista, è stato un manifesto sostenitore della composizione del governo Conte con espresso dovere di fedeltà al governo Ue.
Grazie agli articoli 81 e 97 della nostra Costituzione, poi, gli organi Ue sono difatti parte integrante del nostro indirizzo politico.
Per indire nuove elezioni, già oggi il Presidente Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere, dunque dovranno trascorrere almeno 60 giorni per la prima data utile per il voto. Si arriverebbe così ad Ottobre, tempo di bilancio, tempo in cui il governo nazionale – per Costituzione- è subordinato alle direttive impartite dalla Ue. Dunque ogni decisione istituzionale deve essere improntata verso una soluzione che abbia almeno la fiducia di Bruxelles: inciuci, trattative, accordi vari sono solo messe in scena di contorno.
Mattarella ha l’arduo compito di coniugare questi “benedetti” articoli 87 e 91 per farli aderire il più possibile alla volontà di Bruxelles senza dimenticare il popolo italiano. Che in casa sua è comandato da altri con il proprio consenso.
Con buona pace di Salvini, che ha citato Cicerone in Senato: “La libertà non consiste nell’avere un padrone giusto, ma nel non averne alcuno”.
È lo scotto che paghiamo per la mancata attenta vigilanza delle classi dirigenti che si sono finora succedute affinché i trattati europei non permeassero troppo nel nostro dettato costituzionale fino a modificarlo. A stravolgerlo. Ad annullarlo. E che solo un personaggio scomodo e non governabile da Bruxelles (come Salvini) potrebbe porre rimedio. Lo stesso dettato costituzionale che al primo posto dei principi fondamentali recita “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nei modi e nelle forme stabilite dalla Costitizione”. Ovvero attraverso le libere elezioni. Che sceglierebbero Salvini, volontà del popolo italiano, ma non del potere di Bruxelles.
In dirittura d’arrivo l’esecutivo Macron
Forse
avrebbe fatto persino piacere scoprire che in Italia vi siano politici
in grado di tessere le trame di questa o quella strategia politica,
abili strateghi dell’amministrazione della Polis. In realtà il governo
giallo – rosso – arcobaleno che sta per nascere (usiamo una perifrastica
a beneficio del dubbio) è solo il capolavoro di Macron. Che ha
incoronato Conte. Il bis. Che in quanto tale deve durare fino
all’elezione del prossimo inquilino del Quirinale. Dove si potrebbe
bissare anche Mattarella. Dopo Conte. Come Conte.
Conte, nonostante le continue prese di
posizione strategiche di 5 stelle e Pd, lavora alacremente alla
com-posizione della nuova squadra di governo, proprio adesso che ci sono
i vertici delle partecipate da rinnovare, da Eni a Leonardo, dall’Inps a
Enel.
Ora che anche la Germania è in
recessione e vive la sua crisi, la Francia ha una ghiotta occasione per
farla da padrone. Come la storia insegna.
Per meglio capire la situazione di casa
nostra bisogna andare in Africa dove il Il 7 luglio a Niamey, in Niger, è
stato firmato l’accordo di libero scambio (AfCFTA) tra gli Stati
africani.
È la creazione di un mercato comune
africano. L’unica potenza europea egemone in grado di approfittarne è la
Francia. Parigi, dunque, intende dominare il Mediterraneo.
Da spartirsi con la Cina. La Via della
Seta ad opera grillina e l’elezione del pdino Sandro Gozi, già
sottosegretario agli affari europei dei governi Renzi e Gentiloni, a
responsabile agli affari europei sotto l’egida della bandiera francese
non sono di certo un caso. E se lo sono, accade con un tempismo
quantomeno sospetto. La Francia, dunque, per mettere in atto la sua
politica espansionistica eterodiretta ed avere un dominio sul
Mediterraneo deve necessariamente “comandare” in Italia affinché possa
permeare in Africa, o meglio, svuotarla.
Per conquistarla. Per impadronirsene.
Sarà questo il motivo per cui l’Italia è ridotta sempre più a corridoio
umanitario e a parcheggio succursale del continente nero?
Sarà per questo che il Pd è fautore di
questo trasbordo intercontinentale fino all’esaurimento (locale ed
estero) delle forze autoctone? Sarà per questo che i 5 stelle vengono
contesi e corteggiati a mo’ di compagnia di ventura? Sarà per questo che
il di-missionario Conte si è recato al G7 di Biarritz dove, a
sorpresa(?), ha partecipato anche un ministro iraniano? Dove anche Trump
ha “benedetto” un Conte dimissionario? Lo stesso Trump che è sotto
accusa per lo stesso motivo della Lega: aver aperto a Putin. Sarà questo
il piano ordito a Biarritz alle spalle di Salvini, il malsopportato da
Bruxelles, il temuto dell’asse di Aquisgrana, l’obiettivo degli
europoteri forti? Se così fosse bisogna riconoscere che il riscatto e
l’orgoglio italiano passano per Salvini e per il sovranismo.https://www.camposud.it/2019/08/in-dirittura-darrivo-lesecutivo-macron/
Dietro il Conte bis
Li
abbiamo visti dopo il trucco e il parrucco, con tacchi e cravatta
salire al Quirinale per giurare fedeltà alla Repubblica ed alle
Istituzioni. Mentre la borsa saliva, lo spread scendeva e Bruxelles
salutava con plauso gaudente i nuovi Ministri. Ma ciò che abbiamo visto
al giuramento è davvero il volto del nuovo esecutivo del Conte bis? O è
solo un sorriso di circostanza e la faccia di rappresentanza?
Ciò che è subito saltato
all’occhio per questo nuovo governo nato dalle trattative di Palazzo e
costruito a tavolino, forse suggerito (non solo) da Roma, è il mancato
bagno di folla plaudente che solitamente riempie Piazza del Quirinale
prima della pronuncia della formula di rito.
I soliti bene informati
riferiscono che il giorno prima della salita da Mattarella per la
presentazione della lista dei Ministri, le luci dell’ufficio di Conte di
Palazzo Chigi siano rimaste accese fino a tarda notte se non fino a
mattino presto. Segno che il Premier incaricato ha dovuto smussare, se
non mediare, fino all’ultimo per la composizione della nuova squadra.
Pare che a notte fonda in ambiente pd sia circolato un messaggino che
recitava “è saltato tutto”: il nodo era circa il veto per la carica di
sottosegretario al Consiglio dei Ministri da parte di Di Maio che, se
non è riuscito a diventare vice premier, avrebbe voluto affidare tale
compito delicato, lasciato vuoto dal potentissimo Giorgetti, ad un suo
fedelissimo. Così come poi è stato con Roberto Chieppa. Ciò fa
presupporre che il capo politico del Movimento 5 Stelle non nutre piena
fiducia nemmeno del professor Conte, nonostante sia una sua scelta
disegnata e difesa con i denti, soprattutto dopo che il Premier, nei
giorno scorsi, si è più volte “smarcato” dall’etichetta pentastellata.
Il che fa presagire un’apertura sempre maggiore verso il Pd. Lo stesso
pd scontento di questo “compromesso” cui vuole porre rimedio quanto
prima (forse per reciproca sfiducia?) e che per bilanciare gli equilibri
(e assicurarsi il potere) punta alla presidenza delle società
partecipate che a breve si dovranno rinnovare.
Altra cosa che si notata è
l’assenza dei “big” del partito di Largo Nazareno: nessuna carica,
nessun ministero principale è stato affidato ai veterani piddini,
eccezion fatta per la nomina di Dario Franceschini alla cultura (ed in
queste ore di Paolo Gentiloni a commissario europeo). E con Di Maio alla
Farnesina tutto fa presagire che si vada verso una futura e stretta
collaborazione in ambito estero ma anche nazionale. Gentiloni potrebbe
diventare un prezioso consigliere per l’inesperto Di Maio e dunque
lavorare per tessere le fila di una alleanza anche in vista delle
imminente elezioni regionali. Dell’Umbria in primis.
Guardando al Parlamento
nostrano, il 5 Stelle si troverebbe in difficoltà non solo verso quelli
che “potrebbero rappresentare” i garanti della nuova legislatura,
essenziali per lo scampato pericolo delle elezioni, ma anche per
garantire una maggioranza affinché questa legislatura duri.
Se è vero come dicono che
il loro è stato ottimo lavoro verrebbe naturale chiedersi il motivo per
cui non è bastato sostituire i ministeri lasciati vuoti dalla Lega con
quelli del Pd, ma si è dovuto affidare anche un ministero (di peso) al
gruppo misto (ai Leu Grasso e Boldrini) per poter contare su una
maggioranza che appare ancora molto molto risicata.
L’ago della bilancia
potrebbe essere rappresentato addirittura da Forza Italia che potrebbe
decidere di tenere in vita il governo ogni qualvolta si presenterà
nell’aula di palazzo Madama per votare un emendamento, una proposta di
legge o un decreto. Quella forza centrista liberale e partner naturale
di coalizione che ha sempre chiesto al leader della Lega di “staccare la
spina” al governo giallo-verde. Dunque sarà interessante vedere se
Berlusconi, Tajani, Carfagna e Bernini saranno coerenti con le loro
richieste e chiederanno ancora di andare al voto opponendosi alla guida
di questa 66esima legislatura o saranno fedeli verso quel patto che è
stato il Nazareno.
Intanto non è passata
inosservata la decisione di Matteo Salvini di garantire la propria
presenza lunedì prossimo in piazza Montecitorio accanto alla leader di
Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, quando il nuovo esecutivo si recherà
in aula per ottenere la fiducia. Una piazza che sarà un forte segnale di
coesione e compattezza dopo che il leader della Lega aveva indetto
la manifestazione dell’orgoglio nazionale per il 19 di ottobre, vista
come la “sua” manifestazione.
Risultano, quindi,
infondate le voci di una spaccatura che i “franchi tiratori” avevano
voluto vedere nel manifestare ognuno per sé.
Sarà fondamentale osservare
non solo il comportamento di Berlusconi, ma anche quelli del gruppo
misto ed autonomi: Gregorio De Falco e Elena Fattori su tutti, entrambi
espulsi dal 5 stelle che ancora non hanno secretato le proprie
decisioni.
Fiducia o meno che sia
lunedì, questa sarà un’altra legislatura al cardiopalma visto che la
fiducia dovranno conquistare a ogni volta che si recheranno in uno dei
due emicicli e verso quegli italiani, se non contrari, almeno scettici.
Quegli Italiani la cui assordante assenza è stata notata Piazza del
Quirinale venerdì 5 settembre.
Secondo Matteo
L’ipotesi
è talmente fantasiosa che potrebbe apparire persino simile o
verosimile, sicuramente degna di questa politica che ci ha abituato a
colpi di scena (e di testa) in cui la convenienza si sostutisce alla
parola data, i patti, i piatti e i partiti alla “guerra dichiarata” ed
alla coerenza e la dignità alla cadrega, finché l’uno che vale zero si
trasforma in uno vale l’altro e si guarda a destra e a manca a seconda
di ciò che manca.
Se il divorzio Di Maio-Salvini è stata non la conclusione di un matrimonio mai nato, ma il preludio delle seconde nozze gialle tinte di rosso, allora Matteo emula Matteo quindi Renzi doppia Salvini. Nel senso che apre anche lui una crisi, intestina, ad un partito già scisso e mai veramente coeso che mentre maschera e minimizza in realtà si rode il fegato. Renzi porta seco una decina di Pd-big in una “Italia viva” che più volte ha decretato la sua “morte” politica, anche due ministri ed una decina di senatori (vitali) affinché l’appoggio esterno che è l’ago della bilancia porti alla detenzione della campanella con un’altra manovra di Palazzo (vedi Matteo I). Ed è risaputo che chi di manovre di Palazzo ferisce, di manovre di Palazzo perisce.
Se quella appena conclusa è stata la stagione dei Santini imboscati, dei miracoli impossibili e dei rosari manifestati, perché non votarsi proprio al Nazareno in persona? Dopotutto Berlusconi resiste per esistere e Renzi lo ha sempre attratto, soggiogato e fatto innamorare. Non ha mai trovato (o voluto trovare?) un vero delfino (Tajani ci prova ma di certo non può votarsi all’assistenzialismo vita natural durante) e Silvio è in realtà una prima donna. Come Renzi e come Salvini. E se Salvini funziona e buca lo schermo (quello che Silvio ha concesso in prima serata al toscano sulle proprie reti), accalappia ed è una calamita mediatica (quanti erano a Pontida!) Silvio inventa Renzi. Che, però, non lo renderà immortale. Fino ad allora il braccio di ferro potrebbe essere quello di vedere Renzi a Destra o Berlusconi a sinistra. Partendo dal centro. Il compianto Pinuccio Tatarella ebbe modo di dire che “Il centro non è un valore, è una zattera, è un traghetto che va dalla riva destra a quella sinistra”. La vera differenza in questo contesto politico ridotta a mera corsa alla crocettata e ad un meritricio elettorale potrebbero farla solo gli astenuti. Che sono il 40%. Se solo sapessero cosa fare. Dunque non resta che guardare con dignità e coerenza dall’opposizione questo ridicolo e breve teatrino.
Se il divorzio Di Maio-Salvini è stata non la conclusione di un matrimonio mai nato, ma il preludio delle seconde nozze gialle tinte di rosso, allora Matteo emula Matteo quindi Renzi doppia Salvini. Nel senso che apre anche lui una crisi, intestina, ad un partito già scisso e mai veramente coeso che mentre maschera e minimizza in realtà si rode il fegato. Renzi porta seco una decina di Pd-big in una “Italia viva” che più volte ha decretato la sua “morte” politica, anche due ministri ed una decina di senatori (vitali) affinché l’appoggio esterno che è l’ago della bilancia porti alla detenzione della campanella con un’altra manovra di Palazzo (vedi Matteo I). Ed è risaputo che chi di manovre di Palazzo ferisce, di manovre di Palazzo perisce.
Se quella appena conclusa è stata la stagione dei Santini imboscati, dei miracoli impossibili e dei rosari manifestati, perché non votarsi proprio al Nazareno in persona? Dopotutto Berlusconi resiste per esistere e Renzi lo ha sempre attratto, soggiogato e fatto innamorare. Non ha mai trovato (o voluto trovare?) un vero delfino (Tajani ci prova ma di certo non può votarsi all’assistenzialismo vita natural durante) e Silvio è in realtà una prima donna. Come Renzi e come Salvini. E se Salvini funziona e buca lo schermo (quello che Silvio ha concesso in prima serata al toscano sulle proprie reti), accalappia ed è una calamita mediatica (quanti erano a Pontida!) Silvio inventa Renzi. Che, però, non lo renderà immortale. Fino ad allora il braccio di ferro potrebbe essere quello di vedere Renzi a Destra o Berlusconi a sinistra. Partendo dal centro. Il compianto Pinuccio Tatarella ebbe modo di dire che “Il centro non è un valore, è una zattera, è un traghetto che va dalla riva destra a quella sinistra”. La vera differenza in questo contesto politico ridotta a mera corsa alla crocettata e ad un meritricio elettorale potrebbero farla solo gli astenuti. Che sono il 40%. Se solo sapessero cosa fare. Dunque non resta che guardare con dignità e coerenza dall’opposizione questo ridicolo e breve teatrino.
L’ultimo flop per Giggino
È
un De Magistris iperimpegnato quello che si sta vedendo ultimamente.
Reduce dalla passeggiata tra i rifiuti e combattuto dall’avversare la
maggioranza del Conte bis cui contemporaneamente offre collaborazione
“per il bene dell’Italia e senso delle istituzioni”, partecipa al
Festival “Imbavagliati” dedicato ai giornalisti che subiscono minacce o
limitazioni della libertà in tutto il mondo (Saviano non c’era) ed
attacca il governo per non aver ancora fatto “sparire” Salvini ed il
salvinismo, impegnato anch’egli in quella battaglia tipicamente sinistra
contro i fantasmi. O meglio, il frutto del lavoro e dell’impegno di chi
esercita il potere legislativo: le leggi appunto.
Il Primo Cittadino insignisce del premio
Pimentel Fonseca honoris causa la (ex?) comandante della Sea Watch 3
Carola Rachete ed attacca il governo per non aver ancora abolito le
norme contenute nel Decreto Sicurezza Bis approvato dal Parlamento della
Repubblica. “Carola è una vera comandante, che andava in mare a salvare
le persone contro la disumanità del governo (in cui Salvini era
minoritario) e l’illegittimità dei suoi atti – ha detto l’ex PM ospite
di un talk politico su rete 4 – ma bisogna ancora lottare perché le
leggi sicurezza stanno ancora lì e consentono l’arresto di persone come
Carola”. Forse dimentica che la Rackete ha mancato di ottemperare alle
leggi vigenti, che seppur dure, sono leggi ed, anche se non condivise,
vanno rispettate. Le stesse – incalza il DeMa – che Carola ha combattuto
con “ragionamento e cuore nel luogo in cui il Governo (Conte 1 o Conte
zero) ha portato disumanità e irregolarità”; se poi a dirlo non è solo
egli stesso, ma perfino il Pm di Agrigento (noto anti-salviniano) che ha
scritto che questa “donna ha rispettato il diritto internazionale, la
Costituzione e la Giurisprudenza”. Probabilmente per questo “rispetto”
ha subito un fermo ed un processo previa derubricazione dei reati?
Infine, dopo il concerto di pensiero tra
magistrati, per sentirsi un poco Carola anch’egli (che già aveva avuto
modo di emulare –o di anticipare- con la regata comunale rivelatasi una
solitaria autentica fetecchia) si schiera a favore degli immigrati
ricordando che “il porto di Napoli è sempre aperto all’umanità”. Quella
“immigrazione clandestina” che finisce per infittire le file della
corruzione e delle mafie, vere e sole emergenze sociali anche a detta
del Primo Cittadino.
Chissà se, ora che il fenomeno Carola
sarà definitivamente archiviato, qualcuno darà ascolto alla voce solista
di De Magistris che da tanto tempo tenta di occupare quel posto di
Governo alla sinistra del Pd (operazione oggi più complicata, ora che
“Italia Viva” di Renzi ha spedito lo stesso PD a sinistra del
centro-sinistra). Sarà per questo che si prodiga incessantemente, urbi
et orbi, mare e monti, destra e sinistra, bene e male nell’annunciare
che non si candiderà alle prossime Regionali? O forse è solo
consapevolezza dell’ennesimo annunciato flop. Dopo la disfatta di
Giggino sui conti pubblici che ha comportato solo ulteriori balzelli,
previa dichiarazione di predissesto economico fino alla vendita di
immobili esistenti solo sulla carta, dopo aver promesso di risolvere il
problema legato ai rifiuti che è stato guadagno solo per l’Olanda, dopo
il disastro trasporti pubblici, dopo aver mandato sul lastrico la
maggior parte delle aziende partecipate, e chi più ne ha più ne metta,
per il Sindaco in bandana arancione arriva un altro flop: dopo 12 anni
si chiude la vicenda Why Not e si chiude con una doppia sconfitta per
Gigino ‘a manetta, così come sottolineato dal procuratore aggiunto di
Catanzaro Murone: “Tutte le mistificazioni, le bugie, le cattiverie sono
finite. L’assoluzione di primo grado è stata ribadita a dimostrazione
che le vicende successe al signor de Magistris non sono il frutto di
congiure e complotti, di poteri forti a livelli superiori, ma solo il
suo modo di fare il pubblico ministero già stigmatizzato dai
provvedimenti di carriera che lo hanno colpito, portandolo fuori dalla
magistratura”.
L’ex magistrato, in barba alle sentenze,
sicuramente continuerà a parlare di complotti e congiure, intanto che
il disincanto del tempo (e forse la rabbia storica) ci dica se sia
peggiore il Sindaco o il Magistrato.https://www.camposud.it/2019/09/lultimo-flop-per-giggino/
A Pomigliano d’Arco anche i grillini c’hanno famiglia
Sono ormai lontani i tempi in cui il Movimento 5 Stelle mirava ad incarnare il cambiamento a suon di “Vaffa, Casta e Onestà”.
Così, se li abbiamo sentiti scagliarsi contro tutto e tutti per eliminare i concetti di “alleanza” e “compromesso” sostituendoli semplicemente con altri quali “contratto” e “patto civico”, pare giunto il momento per i grillini di integrarsi alla casta, passando dal concetto di meritocrazia a quello di “maritocrazia”.
È il caso dell’eurodeputata grillina Chiara Gemma che ha assunto “con contratto per un anno che prevede una prova di 6 mesi” – fa sapere la diretta interessata – l’avv. Mimmo Migliorini (nomen – spes – omini) che “è una persona che ho conosciuta nel corso della campagna elettorale e del quale ho imparato ad apprezzare la straordinaria conoscenza del territorio. Ho ritenuto, per questo, che il dottor Migliorini potesse rappresentare un valore aggiunto nel gruppo di lavoro della mia circoscrizione e curarne i rapporti con le realtà del territorio” precisa la pentastellata brindisina.
Nulla di illegittimo o di illegale, ogni politico sceglie (e può) gli assistenti che più aggradano. C’è solo un problema di opportunità politica per quel che ci riguarda, visto che l’avvocato in questione è il marito di Valeria Ciarambino, grillina della prima ora, compaesana del capo politico Luigi di Maio, di quella Pomigliano d’Arco sempre più fucina di statisti, già Capogruppo alla Regione Campania del MoVimento.
La pasionaria che da anni denuncia vizi, sfizi, lazzi, sollazzi, privilegi e raccomandazioni divenuti peculiarità di una classe politica che è agli antipodi della meritocrazia. Ora si ritrova lei stessa in una sorta di “parentopoli” a 5 stelle contro cui finora lo stesso MoVimento si era sempre scagliato, combattendola, criticandola e avversandola.
Ed ora che anche la vicenda Whirpool si è conclusa così come la stessa azienda (non in crisi) aveva preannunciato, ovvero andando via da Napoli, i panni sporchi non potranno più lavarsi in famiglia, ma di lavato restano solo le mani dei 5 stelle passati dal Ministero del Lavoro a quello degli Esteri, proprio come la Whirpool.
Chissà quale sarà d’ora innanzi alla Regione l’atteggiamento della Ciarambino che finora ha dato filo da torcere al Governatore De Luca sui temi storici e tanto cari alla formazione pentastellata. E quale la risposta del Presidente della Regione Campania che era arrivato a definirla persino “chiattona”. Ora che anche in Umbria, dopo Roma, i due avversari ed avversati storici e giurati si ritroveranno a correre a braccetto.
Il “familismo” a 5 stelle – però - par non fermarsi qui, almeno come si evince da alcuni manifesti apparsi nella stessa Pomigliano d’Arco qualche giorno fà, che recitano testualmente a caratteri cubitali: “A.A.A. POSTO DI LAVORO OFFRESI. CITOFONARE DI MAIO”.
Si tratta di una denuncia circa i favoritismi riservati “al clan degli amichetti” (così come si legge testualmente).
Così, se li abbiamo sentiti scagliarsi contro tutto e tutti per eliminare i concetti di “alleanza” e “compromesso” sostituendoli semplicemente con altri quali “contratto” e “patto civico”, pare giunto il momento per i grillini di integrarsi alla casta, passando dal concetto di meritocrazia a quello di “maritocrazia”.
È il caso dell’eurodeputata grillina Chiara Gemma che ha assunto “con contratto per un anno che prevede una prova di 6 mesi” – fa sapere la diretta interessata – l’avv. Mimmo Migliorini (nomen – spes – omini) che “è una persona che ho conosciuta nel corso della campagna elettorale e del quale ho imparato ad apprezzare la straordinaria conoscenza del territorio. Ho ritenuto, per questo, che il dottor Migliorini potesse rappresentare un valore aggiunto nel gruppo di lavoro della mia circoscrizione e curarne i rapporti con le realtà del territorio” precisa la pentastellata brindisina.
Nulla di illegittimo o di illegale, ogni politico sceglie (e può) gli assistenti che più aggradano. C’è solo un problema di opportunità politica per quel che ci riguarda, visto che l’avvocato in questione è il marito di Valeria Ciarambino, grillina della prima ora, compaesana del capo politico Luigi di Maio, di quella Pomigliano d’Arco sempre più fucina di statisti, già Capogruppo alla Regione Campania del MoVimento.
La pasionaria che da anni denuncia vizi, sfizi, lazzi, sollazzi, privilegi e raccomandazioni divenuti peculiarità di una classe politica che è agli antipodi della meritocrazia. Ora si ritrova lei stessa in una sorta di “parentopoli” a 5 stelle contro cui finora lo stesso MoVimento si era sempre scagliato, combattendola, criticandola e avversandola.
Ed ora che anche la vicenda Whirpool si è conclusa così come la stessa azienda (non in crisi) aveva preannunciato, ovvero andando via da Napoli, i panni sporchi non potranno più lavarsi in famiglia, ma di lavato restano solo le mani dei 5 stelle passati dal Ministero del Lavoro a quello degli Esteri, proprio come la Whirpool.
Chissà quale sarà d’ora innanzi alla Regione l’atteggiamento della Ciarambino che finora ha dato filo da torcere al Governatore De Luca sui temi storici e tanto cari alla formazione pentastellata. E quale la risposta del Presidente della Regione Campania che era arrivato a definirla persino “chiattona”. Ora che anche in Umbria, dopo Roma, i due avversari ed avversati storici e giurati si ritroveranno a correre a braccetto.
Il “familismo” a 5 stelle – però - par non fermarsi qui, almeno come si evince da alcuni manifesti apparsi nella stessa Pomigliano d’Arco qualche giorno fà, che recitano testualmente a caratteri cubitali: “A.A.A. POSTO DI LAVORO OFFRESI. CITOFONARE DI MAIO”.
Si tratta di una denuncia circa i favoritismi riservati “al clan degli amichetti” (così come si legge testualmente).
Scorrendo più giù, infatti, è possibile
leggere gli esempi che appaiono eclatanti: “Dario De Falco, candidato
Sindaco del MoVimento e consigliere “desaparecido” approdato a Palazzo
Chigi senza curriculum e su raccomandazione dell’amico suo”; “Salvatore
Esposito consigliere comunale 5 stelle trasferito dalla Leonardo di Nola
alla sede di Pomigliano (vicino a mamma e papà – li separavano una
quarantina di chilometri -) saltando ogni lista di attesa”; ed il caso
tristemente noto di Mimmo Migliorini Ciarambino.
Aldilà della ironica denuncia che tanto amaro in bocca lascia ai tanti militanti, simpatizzanti dei pentastellati, il manifesto si tinge ulteriormente di… giallo. Nonostante in calce alla denuncia affissa sia possibile riscontrare i simboli del gruppo consiliare, ai piedi del Monte Somma c’è chi è pronto a giurare che tale manifesto sia il frutto del tiro incrociato del “fuoco amico”.
Ne è passata di acqua sotto i ponti (quelli che ancora resistono) da quando i grillini invadevano le piazze al grido di vaffa, casta, meritocrazia e honestà, lontani (e archiviati a quanto pare) i tempi dell’uno vale uno da quando uno vale zero. Parole parole parole.
L’opposizione è il sale della democrazia, ma se tale malumore investe anche la base come rivela la fuga di followers dalla piattaforma Rosseau e dalle pagine social degli esponenti del movimento, Gigino avrà davvero dei grattacapo che produrranno veri movimenti… intestini.
Intanto una parziale rassicurazione viene proprio dal manifesto ed è indirizzata al consigliere pomiglianese Salvatore Cioffi, altro “stretto” di Di Maio, l’unico escluso, o meglio, l’unico ancora a non essere “stato sistemato”. Ma i firmatari ne sono certi: “ce la farà anche lui!”.
Aldilà della ironica denuncia che tanto amaro in bocca lascia ai tanti militanti, simpatizzanti dei pentastellati, il manifesto si tinge ulteriormente di… giallo. Nonostante in calce alla denuncia affissa sia possibile riscontrare i simboli del gruppo consiliare, ai piedi del Monte Somma c’è chi è pronto a giurare che tale manifesto sia il frutto del tiro incrociato del “fuoco amico”.
Ne è passata di acqua sotto i ponti (quelli che ancora resistono) da quando i grillini invadevano le piazze al grido di vaffa, casta, meritocrazia e honestà, lontani (e archiviati a quanto pare) i tempi dell’uno vale uno da quando uno vale zero. Parole parole parole.
L’opposizione è il sale della democrazia, ma se tale malumore investe anche la base come rivela la fuga di followers dalla piattaforma Rosseau e dalle pagine social degli esponenti del movimento, Gigino avrà davvero dei grattacapo che produrranno veri movimenti… intestini.
Intanto una parziale rassicurazione viene proprio dal manifesto ed è indirizzata al consigliere pomiglianese Salvatore Cioffi, altro “stretto” di Di Maio, l’unico escluso, o meglio, l’unico ancora a non essere “stato sistemato”. Ma i firmatari ne sono certi: “ce la farà anche lui!”.
De Luca “tifa” Lega
È
tutt’altro che sconosciuto l’umorismo sui generis del Governatore
campano Vincenzo De Luca che non è nuovo a dichiarazioni originali e
bizzarre. Ma se finora ha fatto ridere e sorridere, l’ultima trovata
spiazza tutti. Alle imminenti elezioni per il rinnovo della Consiglio
regionale umbro l’ex Sindaco di Salerno “tifa” per la Lega, o meglio,
non augura la vittoria al candidato unico Vincenzo Bianconi,
personificazione del patto civico Pd – 5 Stelle.
Nel caso, infatti, la “nuova alleanza
giallorossa” dovesse funzionare a Terni e Perugia, non è difficile che
possa essere riproposta anche in Campania, dove si aspetta solo la data
per conoscere il nuovo inquilino di Palazzo Santa Lucia e dove il
Presidente uscente conta di tornare. O quantomeno di provarci.
Proprio in Campania il Pd, sempre meno
partito e sempre più contenitore di voti, dalle esperienze più disparate
e separate, non ha ancora deciso come presentarsi agli elettori. Una
cosa, però, è certa: se il Pd dovesse cercare l’intesa con il 5 Stelle,
De Luca si presenterà ugualmente, ma sostenuto da liste civiche,
rispolverando quel progetto che ha già funzionato alle amministrative di
Salerno e quindi il sogno molto ambìto “deluchiano” di trasformare le
liste civiche in un partito. Non è escluso, anche, che potrebbe rivedere
la propria posizione sul nuovo soggetto renziano Italia Viva. Proprio a
Italia Viva stanno guardando – per ora senza aderire – il consigliere
regionale Giovanni Zannini, mentre sembra ritornare nella schiera Pd
Luigi Boschi, fedelissimo dell’attuale ministro della Sanità Speranza,
anche se voci di corridoio danno avviato il dialogo anche con lo stesso
Renzi, quindi anche con un probabile De Luca.
Scelta “quasi” obbligata per Di Maio e
compagni vista l’indigestione del Governatore uscente verso il partito
di Grillo che, fin dai tempi dell’amministrazione a Salerno prima e
della Regione poi, ha rappresentato la spina nel fianco dell’attuale
amministrazione e che ora ha più di qualche difficoltà a correre in
solitaria, ma che di certo non vuole rinunciare alla candidatura, costi
quel che costi ed a costo di qualsiasi alleanza (patto per dirla con il
capo politico del M5S) proprio nella “propria” terra, vicino a quella
Pomigliano sempre più “fucina di statisti” che tanto ha dato e da cui,
adesso, tanto ci si aspetta, come abbiamo avuto già modo di parlare
proprio sull’edizione di Campo SUD di qualche giorno fa
( https://www.camposud.it/2019/09/a-pomigliano-anche-i-grillini-channo-famiglia/).
Se, dunque, la scelta grillina pare
obbligata, De Luca e i suoi – e la sua ormai nota “lista già pronta” –
devono solo scegliere con chi stare: non è escluso che in questo
generale guazzabuglio trovi uno spazio anche Luigi De Magistris che
finora non ha mancato occasione per dire e ribadire di essere
interessato alla competizione. Anzi, la sua “rivoluzione arancione”
potrebbe addirittura fungere da ago della bilancia – sempre a detta del
Primo Cittadino – visto il doppio mandato a Palazzo San Giacomo.
Scegliere di appoggiare un candidato alternativo a De Luca, quindi, potrebbe far giocare la partita sul filo di lana.
Candidato che potrebbe esprimere solo il
5 Stelle, tra i suoi storici, possibilità poco probabile, in consiglio
regionale (vedi Ciarambino) o, ipotesi molto più probabile, attraverso
un big nazionale di garanzia, uno tra i Ministri Sergio Costa e Vincenzo
Spadafora.
A meno che il PD non li “costringa” a virare su di un nome realmente
“civico”, con buona pace, in tutti i casi, di Vincenzo De Luca e delle
sue, già pronte, civiche.https://www.camposud.it/2019/10/de-luca-tifa-lega/
Instancabile De Magistris. Nella sterile ed ormai ridicola propaganda
La
campagna elettorale per le prossime Regionali è già entrata nel vivo e
tra occhiate a destra e strette di mano a sinistra, il sindaco
metropolitano de Magistris, accantonate (per il momento?) le ambizioni
nazionali, tenta di trasportare la sua rivoluzione arancione (che è un
miscuglio di rosso e di giallo) di Palazzo in Palazzo. Da Palazzo San
Giacomo a Palazzo Santa Lucia.
E lo fa con temi “evergreen”, intramontabili visti anche gli scenari nazionali apertisi e la sua esponenziale (ed esposta) bramosia di sedere più a sinistra della sinistra del Pd: i migranti.
Che siano profughi, migranti economici, clandestini, per lui tutto fa brodo… e “campania” elettorale.
E se l’occasione del recente consiglio dei ministri dell’interno dei Paesi Ue è stato un flop (e lui lo sa!) che fa al caso suo, sulla questione curda addirittura batte sul tempo (di dichiarazione) il suo omonimo e conterraneo deputato alla Farnesina.
Quindi apre case (da chi ha avuto la disponibilità?) ed offre alloggio a “chiunque” passi del Mediterraneo perché “chiunque” possa potersi dire “napoletano”, “berlinese” e “lussemburgese”; ma il summit non è fallito proprio perché i Paesi Ue non vogliono una simile situazione?
Approfittando poi del mancato invito alla convention 5 stelle tenutasi alla mostra d’Oltremare, Gigino se ne va in Spagna e ritorna parlando di futuro. Nei paesi baschi ha visto i treni metropolitani che porterà a Napoli in merito ai quali è già partita la gara d’appalto, ma mancano i fondi. Però arriveranno a Febbraio 2020 per essere messi in funzione a Settembre. “Faranno di Napoli – continua il cittadino primo – una città seconda per efficienza solo al Giappone” dove però i treni viaggiano con cadenza di 3 minuti su una rete di oltre 2000 km, ma a Napoli – dicono i fatti – su una strada ferrata di qualche decina di km non funzionano nemmeno i tabelloni per sapere se e quando passerà il prossimo treno ed è attualmente impossibile dal centro città raggiungere l’aeroporto internazionale Capodichino.
Chissà se i nuovi treni faranno il miracolo di viaggiare sull’acqua: quella piovana che si concentra nelle stazioni metro fino a chiuderle per non essere utilizzabili già al primo nubifragio autunnale.
Si potrebbe convogliare quell’acqua fino a raggiungere la località di Agnano e ridare vita alle storiche terme che versano in uno stato di degrado totale, incuria esemplare e completo abbandono, chiaro indice dell’amministrazione de Magistris, malgrado le promesse.
Dove anche l’albergo è una maceria che, tuttavia, ancora testimonia ciò che è stato e che potrebbe ancora essere.
Una bellezza simile, con caratteristiche uniche e senza eguali che, è notizia dei giorni scorsi, il Comune di Napoli ha deciso vender (https://www.camposud.it/2019/10/il-comune-abbandona-le-terme/). Un altro tassello che si aggiunge all’ormai conclamato fallimento politico ed amministrativo di De Magistris e dei suoi accoliti.
E lo fa con temi “evergreen”, intramontabili visti anche gli scenari nazionali apertisi e la sua esponenziale (ed esposta) bramosia di sedere più a sinistra della sinistra del Pd: i migranti.
Che siano profughi, migranti economici, clandestini, per lui tutto fa brodo… e “campania” elettorale.
E se l’occasione del recente consiglio dei ministri dell’interno dei Paesi Ue è stato un flop (e lui lo sa!) che fa al caso suo, sulla questione curda addirittura batte sul tempo (di dichiarazione) il suo omonimo e conterraneo deputato alla Farnesina.
Quindi apre case (da chi ha avuto la disponibilità?) ed offre alloggio a “chiunque” passi del Mediterraneo perché “chiunque” possa potersi dire “napoletano”, “berlinese” e “lussemburgese”; ma il summit non è fallito proprio perché i Paesi Ue non vogliono una simile situazione?
Approfittando poi del mancato invito alla convention 5 stelle tenutasi alla mostra d’Oltremare, Gigino se ne va in Spagna e ritorna parlando di futuro. Nei paesi baschi ha visto i treni metropolitani che porterà a Napoli in merito ai quali è già partita la gara d’appalto, ma mancano i fondi. Però arriveranno a Febbraio 2020 per essere messi in funzione a Settembre. “Faranno di Napoli – continua il cittadino primo – una città seconda per efficienza solo al Giappone” dove però i treni viaggiano con cadenza di 3 minuti su una rete di oltre 2000 km, ma a Napoli – dicono i fatti – su una strada ferrata di qualche decina di km non funzionano nemmeno i tabelloni per sapere se e quando passerà il prossimo treno ed è attualmente impossibile dal centro città raggiungere l’aeroporto internazionale Capodichino.
Chissà se i nuovi treni faranno il miracolo di viaggiare sull’acqua: quella piovana che si concentra nelle stazioni metro fino a chiuderle per non essere utilizzabili già al primo nubifragio autunnale.
Si potrebbe convogliare quell’acqua fino a raggiungere la località di Agnano e ridare vita alle storiche terme che versano in uno stato di degrado totale, incuria esemplare e completo abbandono, chiaro indice dell’amministrazione de Magistris, malgrado le promesse.
Dove anche l’albergo è una maceria che, tuttavia, ancora testimonia ciò che è stato e che potrebbe ancora essere.
Una bellezza simile, con caratteristiche uniche e senza eguali che, è notizia dei giorni scorsi, il Comune di Napoli ha deciso vender (https://www.camposud.it/2019/10/il-comune-abbandona-le-terme/). Un altro tassello che si aggiunge all’ormai conclamato fallimento politico ed amministrativo di De Magistris e dei suoi accoliti.
AVELLINO D'ITALIA SI TROVA IN CAMPANIA
https://www.camposud.it/2019/10/avellino-ditalia-di-trova-in-campania/
Di Tony Fabrizio 14 Ottobre 2019

Poi si scopre che pure l’inquilino della Farnesina è Italiano (come è normale che sia!), napoletano di adozione, addirittura nato ad Avellino, dunque, quello che era un successo resta sì un successo, ma non per l’Italia e per il Ministro degli Affari Esteri che pure rappresenta, o almeno dovrebbe, la Nazione di appartenenza.
E questo non è che l’inizio! Della rotazione dei porti: dopo la lettera A, ci sarà la B – annuncerà fiero l’ex vicepremier degradato – quindi sarà la volta di Barcellona (che fortuna, pare ce ne sia una anche in Italia!) Udine e Benevento e poi la C quindi Caltanissetta, Zagarise e Caserta fino ad arrivare alla Z.
Ma Di Maio è uno stakanovista e salta… di Matteo in Matteo: se “giocare a fare Renzi” con l’istituzione dei 40 euro nel cuneo fiscale gli fa guadagnare le accuse di quest’ultimo non per plagio (o mezzo plagio, visto l’importo) ma per aver proposto un “panno caldo”, eccolo rifarsi sotto e proporre un “decreto che non urla, ma fa i fatti”: rimpatri certi e pure in 4 mesi!
“Alla faccia del bicarbonato di sodio!” avrebbe detto un altro suo conterraneo altrettanto comico, ma che per vivere aveva scelto in maniera consapevole di far ridere la gente, non di governarla.
Quindi gioca a fare il Salvini per salvarsi, ma a leggere il testo, frutto del lavoro congiunto con Bonafede (assente alla questione interna Lamorgese) si legge che tra i Paesi oggetto di rimpatrio compaiono stati come l’Ucraina, attualmente colpita da una guerra civile che ha fatto più di 10mila vittime negli ultimi anni, ma non il Bangladesh, il Pakistan o la Nigeria, non interessati da alcun conflitto.
In pratica tempo e risorse dei nostri governanti saranno impiegati (e sprecati) per rimpatriare e non accogliere più badanti dell’Est, ma in compenso ci teniamo la mafia nigeriana che, ormai, soprattutto sul litorale domizio (non lontano da casa Di Maio) commercia anche in organi umani. Ad acuire la situazione di una terra difficile, problematica e che se non è dimenticata dallo Stato, lo stesso sembra non porre la dovuta attenzione attraverso gli esponenti locali. E di origine locale.
Intanto anche nel capoluogo irpino è già montata la massiccia protesta dei Sindaci del Centro Destra capeggiati dalla rappresentanza locale della Lega che hanno prontamente scritto al Prefetto ricordandogli che il territorio, già interessato da misure in materia (adesione allo SPRAR in primis), è largamente provato da significativi fenomeni di svuotamento, mentre si dovrebbe auspicare ad una permanenza delle nuove generazioni.
Chissà se è chiaro persino a Di Maio che la politica dell’uno vale uno Che poi diventa zero, non significa che l’uno vale l’altro.
Tra qualche mese questi personaggi si presenteranno ai cittadini campani in vista delle elezioni regionali. Compreso Di Maio ben cosciente (?) che Avellino (dove egli è nato) si trova in Campania e che non è di certo un’enclave. Dove egli potrà – quindi dovrà – pur candidarsi (ma con chi?) per ripartire da quel (fu?) serbatoio di voti che fa gola a molti, al governatore uscente per primo, ma in nome del quale si è poco propensi a stringere alleanze, contrattualizzare patti e consumare inciuci.
Un’occasione che il Centro Destra locale dovrebbe saper cogliere affinché gli elettori campani si sentano rappresentati da idee e programmi e si identifichino ancor più nel programma svolto. In nome della serietà, dell’impegno della parola data e dell’interesse del cittadino.
Fino ad allora potremo continuare a gustarci dell’ideologo del 5 Stelle e le battute ruspanti del Governatore De Luca, magari “insieme in giro” in macchina – rigorosamente berlina tedesca - per la “campania elettorale” magari con DiBa al volante, sperando in una maggiore conoscenza del territorio. Lui la strada almeno fino a Bruxel la conosce…
https://www.camposud.it/2019/10/avellino-ditalia-di-trova-in-campania/
Di Tony Fabrizio 14 Ottobre 2019
Alla faccia di chi accusa di
inettitudine e di inefficienza il governo “giallorosso”, i suoi
rappresentati continuano ad inanellare un successo dietro l’altro e
mettere tutto in bacheca (che presto potrebbe essere solo quella dei
ricordi).
L’ultimo – solo in ordine cronologico – punto portato a casa da Luigi Di Maio, il famoso punto GiGi, vale doppio, se non triplo: doppio perché ha dimostrato di essere un politico che non dimentica la “sua terra” e triplo perché è un successo che possono vantare ben tre ministeri: Farnesina, Viminale e Giustizia.
Dopo l’ultima “figura di cioccolato” firmata Pernigotti a ricordo di quando egli sedeva al Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico e quella delocalizzazione della Whirpool di Napoli non in crisi, ora che è agli Esteri il capo politico del 5 Stelle si ricorda della sua terra e fa suo l’accordo siglato a Malta circa la redistribuzione di 90 migranti provenienti da Agrigento tra tre Paesi dell’unione europea: Terni, Ancona ed Avellino. Che, ad oggi, risultano ancora essere tre capoluoghi di provincia italiani e non Stati esteri, anche per la Farnesina.
L’ultimo – solo in ordine cronologico – punto portato a casa da Luigi Di Maio, il famoso punto GiGi, vale doppio, se non triplo: doppio perché ha dimostrato di essere un politico che non dimentica la “sua terra” e triplo perché è un successo che possono vantare ben tre ministeri: Farnesina, Viminale e Giustizia.
Dopo l’ultima “figura di cioccolato” firmata Pernigotti a ricordo di quando egli sedeva al Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico e quella delocalizzazione della Whirpool di Napoli non in crisi, ora che è agli Esteri il capo politico del 5 Stelle si ricorda della sua terra e fa suo l’accordo siglato a Malta circa la redistribuzione di 90 migranti provenienti da Agrigento tra tre Paesi dell’unione europea: Terni, Ancona ed Avellino. Che, ad oggi, risultano ancora essere tre capoluoghi di provincia italiani e non Stati esteri, anche per la Farnesina.

Poi si scopre che pure l’inquilino della Farnesina è Italiano (come è normale che sia!), napoletano di adozione, addirittura nato ad Avellino, dunque, quello che era un successo resta sì un successo, ma non per l’Italia e per il Ministro degli Affari Esteri che pure rappresenta, o almeno dovrebbe, la Nazione di appartenenza.
E questo non è che l’inizio! Della rotazione dei porti: dopo la lettera A, ci sarà la B – annuncerà fiero l’ex vicepremier degradato – quindi sarà la volta di Barcellona (che fortuna, pare ce ne sia una anche in Italia!) Udine e Benevento e poi la C quindi Caltanissetta, Zagarise e Caserta fino ad arrivare alla Z.
Ma Di Maio è uno stakanovista e salta… di Matteo in Matteo: se “giocare a fare Renzi” con l’istituzione dei 40 euro nel cuneo fiscale gli fa guadagnare le accuse di quest’ultimo non per plagio (o mezzo plagio, visto l’importo) ma per aver proposto un “panno caldo”, eccolo rifarsi sotto e proporre un “decreto che non urla, ma fa i fatti”: rimpatri certi e pure in 4 mesi!
“Alla faccia del bicarbonato di sodio!” avrebbe detto un altro suo conterraneo altrettanto comico, ma che per vivere aveva scelto in maniera consapevole di far ridere la gente, non di governarla.
Quindi gioca a fare il Salvini per salvarsi, ma a leggere il testo, frutto del lavoro congiunto con Bonafede (assente alla questione interna Lamorgese) si legge che tra i Paesi oggetto di rimpatrio compaiono stati come l’Ucraina, attualmente colpita da una guerra civile che ha fatto più di 10mila vittime negli ultimi anni, ma non il Bangladesh, il Pakistan o la Nigeria, non interessati da alcun conflitto.
In pratica tempo e risorse dei nostri governanti saranno impiegati (e sprecati) per rimpatriare e non accogliere più badanti dell’Est, ma in compenso ci teniamo la mafia nigeriana che, ormai, soprattutto sul litorale domizio (non lontano da casa Di Maio) commercia anche in organi umani. Ad acuire la situazione di una terra difficile, problematica e che se non è dimenticata dallo Stato, lo stesso sembra non porre la dovuta attenzione attraverso gli esponenti locali. E di origine locale.
Intanto anche nel capoluogo irpino è già montata la massiccia protesta dei Sindaci del Centro Destra capeggiati dalla rappresentanza locale della Lega che hanno prontamente scritto al Prefetto ricordandogli che il territorio, già interessato da misure in materia (adesione allo SPRAR in primis), è largamente provato da significativi fenomeni di svuotamento, mentre si dovrebbe auspicare ad una permanenza delle nuove generazioni.
Chissà se è chiaro persino a Di Maio che la politica dell’uno vale uno Che poi diventa zero, non significa che l’uno vale l’altro.
Tra qualche mese questi personaggi si presenteranno ai cittadini campani in vista delle elezioni regionali. Compreso Di Maio ben cosciente (?) che Avellino (dove egli è nato) si trova in Campania e che non è di certo un’enclave. Dove egli potrà – quindi dovrà – pur candidarsi (ma con chi?) per ripartire da quel (fu?) serbatoio di voti che fa gola a molti, al governatore uscente per primo, ma in nome del quale si è poco propensi a stringere alleanze, contrattualizzare patti e consumare inciuci.
Un’occasione che il Centro Destra locale dovrebbe saper cogliere affinché gli elettori campani si sentano rappresentati da idee e programmi e si identifichino ancor più nel programma svolto. In nome della serietà, dell’impegno della parola data e dell’interesse del cittadino.
Fino ad allora potremo continuare a gustarci dell’ideologo del 5 Stelle e le battute ruspanti del Governatore De Luca, magari “insieme in giro” in macchina – rigorosamente berlina tedesca - per la “campania elettorale” magari con DiBa al volante, sperando in una maggiore conoscenza del territorio. Lui la strada almeno fino a Bruxel la conosce…
A volte ritornano: De Mita e Pomicino vogliono ricostruire la DC
L’intramontabile Ciriaco De Mita fa sul
serio e si pone a guida del progetto pilota per il futuro, ma con lo
sguardo rivolto al passato. E perché il progetto possa funzionare si
affida ad un coetaneo navigato: nientedimeno che Paolo Cirino Pomicino.
Riuniti nell’hotel Sakura di
Castellammare di Stabia, i due ex democristiani (anche se come dice
Cirino Pomicino “democristiani lo si è per sempre”) tentano di rifondare
la nuova Dc con il preciso obiettivo di essere già presenti nelle
piazze per le prossime elezioni Regionali in Campania.
Un movimento nuovo, forse addirittura un
partito che punti a riappropriarsi di quell’elettorato rimasto orfano
dei valori dello scudo crociato che non ha trovato seguito né
successori. Una formazione moderata, centrista, ancorata nel
popolarismo capace di passare il testimone “dai padri ai figli di” e che
attecchisca innanzitutto proprio in Campania, terra fertile di “una
pluralità di intelligenze che può dare vita a questo soggetto politico e
perché nella nostra regione è forte il desiderio di recuperare tale
memoria storica” come ammette il Sindaco di Nusco (AV).
Memoria storica che affonda le radici in
personaggi come don Luigi Sturzo, storico fondatore del partito dallo
scudo crociato, chiedendosi “cosa avrebbe fatto oggi, come si sarebbe
comportato davanti ai problemi di oggi”.
“La verità – come diceva Bacone – è
figlia del tempo” e don Sturzo non è sopravvissuto ai tempi (e ai
problemi) della Prima Repubblica: a sostenerlo sono due quasi centenari
(Ciriaco De Mita 91 anni e Cirino Pomicino 80) che tra le (poche) cose
certe vedono senz’altro “quella di capire chi è cresciuto mentre alla
Farnesina sedeva gente come Alcide De Gasperi, Pietro Nenni, Amintore
Fanfani, Gaetano Martino, Aldo Moro, Giuseppe Saragat, Giulio Andreotti e
oggi fa fatica a vedere nei panni di ministro degli Esteri chi confonde
il Cile con il Venezuela”. Quindi anche i “demitiani” ed i (neo)
democratici cristiani si pongono come antitesi e avversari della
formazione grillina, sempre più sola ed isolata anche da quel Pd
compagno di ventura ovunque, eccetto (o non ancora) in Campania.
Un’idea che è più di un progetto
destinato a non rimanere un “affare” soltanto locale se si pensa che,
prima che i “big” si dessero appuntamento al Sakura, il 14 ottobre
scorso, si erano incontrati già al teatro Carlo Gesualdo di Avellino in
occasione dell’inaugurazione della Fondazione Fiorentino Sullo a 100
anni dalla nascita del deputato della Dc, organizzata dal (quasi ex)
forzista Gianfranco Rotondi. In tale occasione, proprio il deputato
irpino aveva auspicato per il nuovo soggetto politico il
compito orientare i cristiani, rappresentare i laici democratici, i
liberali e i riformisti spingendoli all’impegno nelle istituzioni e
incarnando l’alternativa alla Destra verso cui vede impossibile ogni
dialogo. Disegno palesato alla fine di una lectio magistralis tenuta
nientemeno che dal premier Giuseppe Conte nella cui persona proprio
Rotondi vede l’”uomo giusto”, non facendo mistero di aver più volte
indicato proprio Conte come Premier, votando(gli) sempre la fiducia.
Quella fiducia che sembra essere costantemente compromessa nonostante
provenga da due forze politiche che hanno tutto l’interesse alla comune
sopravvivenza ed in cui il professore di Volturara non sembra trovare
spazio: se in fase di costituzione del Conte bis il pd diceva di non
volergli confermare l’incarico, l’etichetta pentastellata è stata
chiaramente rifiutata dall’inquilino di Palazzo Chigi.
Il Presidente che – secondo
indiscrezioni – ha avuto più incontri (privati) con la figlia di Alcide
de Gasperi durante i quali, come ha raccontato la stessa Maria Romana,
“si è limitato ad ascoltare e a prendere appunti”; nel pomeriggio della
sua visita in Irpina, terra di democristiani da sempre (e forse per
sempre) ha tenuto a battesimo il progetto “Borgo 4.0 – dalla tecnologia
sostenibile a un nuovo umanesimo – “e dove ha ricevuto il saluto (e la
benedizione) dei padroni di casa (democristiani della prima ora) Ciriaco
De Mita, Presidente del Consiglio per la Dc già Presidente della
Bicamerale per le Riforme Costituzionali, oltre a quello di esponenti
regionali della tradizione democratica-cristiana e popolare Gerardo
Bianco, Nicola Mancino, Giuseppe Gargani, Ortensio Zecchino, Enzo De
Luca, Mario Sena.
Un altro passo verso quella Dc scomparsa
e che starebbe tracciando nuovamente la via (già battuta dai veterani) –
anche per Conte - da seguire qualora decidesse di intraprendere un
“suo” percorso politico, che forse insiste sulla stessa via percorsa
dallo scudo crociato per cui non è stato trovato un degno successore e
rappresentante. O almeno non ancora.
Un vero banco di prova l’imminente corsa
a Palazzo Santa Lucia inserita in un progetto di più ampio respiro che
punti direttamente ai palazzi romani. Che potrebbero essere non troppo
distanti, nemmeno in termini temporali (o almeno si spera): e se
dovessero togliere il voto ai sessantenni?
IL GOVERNO GIALLO-ROTTO
Non ha stato Salvini! La colpa, stavolta, è di Zingaretti! O meglio della sua "zeppola", quella che l'intellighenzia sinistra chiama sigmatismo e gli elettori, pidistellati inclusi, riconoscono dalla distanza che mantengono dal loro segretario….onde non essere annaffiati. Ma si sa, l'asinistra non è più amica del popolo altrimenti qualcUno, forse l'unico a qualche festa della (mono) Unità, si sarebbe unito a Nicola e gli avrebbe detto che il volgo la chiama semplicemente sputazzella.
In realtà, Nicola lo aveva già reso noto tempo fa: aveva detto governo giallo-rotto, non giallorosso. Ma per ovvia complementarietà, lo aveva capito solo Maurizio Costanzo.
Così, mentre il BisConte si era espresso per il campanilismo, facendo dell'Umbria un territorio non più grande di quello della provincia di Lecce, l'Umbria ha suonato le campane. A festa! Per i regionali, per i cittadini, per gli Italiani, per i sovranisti; per tutti, tanti: coloro che semplicemente non ce la fanno più. E le ha suonate anche al Conte, ammannendogli solo un acconto di ciò che elettoralmente gli spetta.
Pare che l'unico commento degno di nota sia stato quello di Giggino 'o bibitaro che ha pronunziato: "Umbriachiamoci tutti!". ma aveva dimenticato (o qualcuno non glielo aveva ancora spiegato bene), che questa volta Salvini ha vinto da solo, senza di lui ma con Meloni e Berlusconi. Ovvero, a lui è toccato scendere dal carro...ccio ! Giggino però, muta (nel senso che svaria quando parla, anche se non sa cosa dice e poco importa se ciò che dice è l'esatto contrario di quanto detto il minuto prima). Abbraccia Salvini, “s'addenocchia, vasa chelle mmane” e sussurra: " Scurdàmmoc' 'o passato, torna, Matte', sta casa aspetta a te! ". Matteo twitta "la pacchia è finita", ma Giggino, che ha appena imparato a leggere tra le righe, non comprende che è un vecchio mantra sempre attuale e capisce "la pappa è finita". La coerenza della metamorfosi di Di Maio, già Of Maio e ora Di Muoio, avverte sentore di lavoro e assenza di reddito di cittadinanza quindi sentenzia "MAI PIU COL PIDDÌ", ma poi si corregge e dice che intendeva “tanto pe' di’”. Pausa fibrillatoria e torna a ripetere, come un disco rotto, mai più col piddì ma solo in consesso regionale. In pratica,come ad intendere “visto che nessuno più ci metterà sotto il culo altre poltrone, teniamoci ben strette quelle di Roma”. Si sa che chi se ne va da Roma perde la poltrona!.
Loro sono oltre e oltretutto; oltretutto, oltre il limite e la misura, Si dicono post-ideologici. Ovvero, “oggi con te domani con me”. Una sorta di sdoganamento dell'attività politica di meretricio, un lupanare della politica! Peraltro, nemmeno godereccio; solo una sorta di prova in potenza (o meglio impotenza). Il capo politico dei 5 stelle ha fatto il Classico e non ricorda che il termine "politica" è ricondocibile alla Pòlis greca, la città-stato ed il modello amministrativo nella Grecia antica; per lui "polis" vuol dire plus, più… ed ecco spiegato il post-ideologismo, ovvero la faccia tosta di allearsi con tutti e con chiunque. Nel nome della pagnotta!
Pare che nemmeno Grillo sparli più, ma sulla sua personale VaffaChat abbia detto, dopo che ai sessantenni, di voler togliere il voto anche agli umbri! Le prime indiscrezione vogliono che anche i frati di Assisi si siano spogliati tutti. E pure le monache! Bergogliosamente battezzati durante un rito tribale nella santa adunata del Sinodo Amazzonico. Infine, si dice che il Giggino abbia assoldato Roberto Fico affinché si sostituisca al sindaco De Magistris nella guida della città partenopea e De Magistris torni a fare il pm d’assalto per poter invalidare l'ultima tornata elettorale chè non si è tenuta sulla piattaforma spaziale Rousseau. Ancora, Zingaretti, sfuggito alle belle pietre de L'Unità, giornale del Pd, acronimo di Partito Diviso, travagliato dai fatti quotidiani, pare abbia profferito ruttò invece di russò, a proposito di quello liberatorio emesso da Salvini seguìto al mojito della vittoria già dopo la prima sezione umbra scrutinata. E sciorinata.
D'altronde Grillo stesso aveva detto nel decennale di essere il caos. Aveva ragione: caos a 5 stelle!
https://www.facebook.com/tony.fabrizio.1800/posts/157234212190725
Non ha stato Salvini! La colpa, stavolta, è di Zingaretti! O meglio della sua "zeppola", quella che l'intellighenzia sinistra chiama sigmatismo e gli elettori, pidistellati inclusi, riconoscono dalla distanza che mantengono dal loro segretario….onde non essere annaffiati. Ma si sa, l'asinistra non è più amica del popolo altrimenti qualcUno, forse l'unico a qualche festa della (mono) Unità, si sarebbe unito a Nicola e gli avrebbe detto che il volgo la chiama semplicemente sputazzella.
In realtà, Nicola lo aveva già reso noto tempo fa: aveva detto governo giallo-rotto, non giallorosso. Ma per ovvia complementarietà, lo aveva capito solo Maurizio Costanzo.
Così, mentre il BisConte si era espresso per il campanilismo, facendo dell'Umbria un territorio non più grande di quello della provincia di Lecce, l'Umbria ha suonato le campane. A festa! Per i regionali, per i cittadini, per gli Italiani, per i sovranisti; per tutti, tanti: coloro che semplicemente non ce la fanno più. E le ha suonate anche al Conte, ammannendogli solo un acconto di ciò che elettoralmente gli spetta.
Pare che l'unico commento degno di nota sia stato quello di Giggino 'o bibitaro che ha pronunziato: "Umbriachiamoci tutti!". ma aveva dimenticato (o qualcuno non glielo aveva ancora spiegato bene), che questa volta Salvini ha vinto da solo, senza di lui ma con Meloni e Berlusconi. Ovvero, a lui è toccato scendere dal carro...ccio ! Giggino però, muta (nel senso che svaria quando parla, anche se non sa cosa dice e poco importa se ciò che dice è l'esatto contrario di quanto detto il minuto prima). Abbraccia Salvini, “s'addenocchia, vasa chelle mmane” e sussurra: " Scurdàmmoc' 'o passato, torna, Matte', sta casa aspetta a te! ". Matteo twitta "la pacchia è finita", ma Giggino, che ha appena imparato a leggere tra le righe, non comprende che è un vecchio mantra sempre attuale e capisce "la pappa è finita". La coerenza della metamorfosi di Di Maio, già Of Maio e ora Di Muoio, avverte sentore di lavoro e assenza di reddito di cittadinanza quindi sentenzia "MAI PIU COL PIDDÌ", ma poi si corregge e dice che intendeva “tanto pe' di’”. Pausa fibrillatoria e torna a ripetere, come un disco rotto, mai più col piddì ma solo in consesso regionale. In pratica,come ad intendere “visto che nessuno più ci metterà sotto il culo altre poltrone, teniamoci ben strette quelle di Roma”. Si sa che chi se ne va da Roma perde la poltrona!.
Loro sono oltre e oltretutto; oltretutto, oltre il limite e la misura, Si dicono post-ideologici. Ovvero, “oggi con te domani con me”. Una sorta di sdoganamento dell'attività politica di meretricio, un lupanare della politica! Peraltro, nemmeno godereccio; solo una sorta di prova in potenza (o meglio impotenza). Il capo politico dei 5 stelle ha fatto il Classico e non ricorda che il termine "politica" è ricondocibile alla Pòlis greca, la città-stato ed il modello amministrativo nella Grecia antica; per lui "polis" vuol dire plus, più… ed ecco spiegato il post-ideologismo, ovvero la faccia tosta di allearsi con tutti e con chiunque. Nel nome della pagnotta!
Pare che nemmeno Grillo sparli più, ma sulla sua personale VaffaChat abbia detto, dopo che ai sessantenni, di voler togliere il voto anche agli umbri! Le prime indiscrezione vogliono che anche i frati di Assisi si siano spogliati tutti. E pure le monache! Bergogliosamente battezzati durante un rito tribale nella santa adunata del Sinodo Amazzonico. Infine, si dice che il Giggino abbia assoldato Roberto Fico affinché si sostituisca al sindaco De Magistris nella guida della città partenopea e De Magistris torni a fare il pm d’assalto per poter invalidare l'ultima tornata elettorale chè non si è tenuta sulla piattaforma spaziale Rousseau. Ancora, Zingaretti, sfuggito alle belle pietre de L'Unità, giornale del Pd, acronimo di Partito Diviso, travagliato dai fatti quotidiani, pare abbia profferito ruttò invece di russò, a proposito di quello liberatorio emesso da Salvini seguìto al mojito della vittoria già dopo la prima sezione umbra scrutinata. E sciorinata.
D'altronde Grillo stesso aveva detto nel decennale di essere il caos. Aveva ragione: caos a 5 stelle!
https://www.facebook.com/tony.fabrizio.1800/posts/157234212190725
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